Abbiamo incontrato Giuseppe Maria Amendola, forse il maggior esperto sul Tevere a Roma per quel che riguarda l’insieme sinergico e interdisciplinare che comprende studi e attività di manutenzione, valorizzazione, sviluppo e tutela delle acque e delle aree spondali. Tre lauree, una specializzazione, un dottorato di ricerca in aree che abbracciano scienze, tecnica, discipline sociali e cultura in genere, oltre a una vasta esperienza amministrativa, gestionale e professionale sia nel settore privato sia in quello pubblico.

Innanzitutto, cosa sono l’Associazione Amici del Tevere e il Consorzio Tiberina?

Sono due Soggetti a mio avviso molto innovativi nel loro genere, l’una nata nel 2008, l’altro nel 2010, specializzatisi in un’attività esclusiva dedicata al Tevere. La prima organizza attività culturali in tutti i quartieri rivieraschi e limitrofi di Roma. Il secondo è ormai Soggetto di riferimento per un’azione strutturata a trecentosessanta gradi, anche operativa e di coordinamento. Ma penso che avremo modo di scendere in particolari. Comunque in ambo i casi l’idea era ed è di dedicarsi non a un’iniziativa generalista, ma ad una mirata sul Tevere: sia il fiume sia tutto il suo bacino idrografico, la regione Tiberina, sono un unicum da preservare e valorizzare. Credo che le decine di pagine su Google siano un buon indicatore del lavoro svolto.

Abbiamo letto un suo intervento ottimistico all’interno di un recente articolo di Panorama on-line (http://www.panorama.it/news/cronaca/la-giunta-raggi-lancia-lufficio-tevere-ma-la-delibera-dove/) che sollevava serie perplessità sull’iter di costituzione dell’annunciato Ufficio Speciale Tevere di Roma Capitale

Diciamo che effettivamente, stando agli Atti disponibili, ad oggi, a metà Aprile, non sembra essere effettiva l’esistenza dell’Ufficio annunciato circa un mese prima in Campidoglio, di cui è stata poi anche fornita una data ben precisa di avvio. La mia personale esperienza nei rapporti con le diverse Amministrazioni Capitoline degli ultimi anni (Sindaci Alemanno, Marino e Raggi, nonché Commissario Tronca) è stata a più facce, con molteplici contatti e richieste di suggerimenti rivoltemi. In realtà ho fatto da tramite rispetto al “mondo” dei tanti Consorziati del Consorzio Tiberina, coinvolgendo i Rappresentanti degli stessi e i nostri Consiglieri: al che, come personali benefici, pur non concretizzando rapporti operativi strutturati, abbiamo maturato quel tipo di approccio a 360° che in futuro sarà sempre più indispensabile per affrontare la “questione Tevere”.

A parte una Convenzione di comunicazione e co-marketing, fortunatamente tuttora in essere e operativa, firmata nel 2011 con l’allora Capo Ufficio Stampa del Campidoglio Simone Turbolente, posso dire di essere una sorta di “prova vivente” di un certo girare a vuoto delle relazioni sul Tevere a Roma; da cui l’impulso ad andare avanti comunque con Associazione e Consorzio, nei limiti delle nostre possibilità!! In effetti sul Tevere si gira a vuoto da decenni. Per cui, al di là di ciò e delle personalissime testimonianze, credo che passi avanti si stiano faticosamente facendo, anche se non ho mai avuto rapporti tangibili con l’attuale Giunta o con i Dirigenti preposti. L’ottimismo, per certi versi, deriva dal fatto che determinati nodi dovranno essere risolti a breve termine e le Istituzioni non si potranno tirare indietro.

A cosa si riferisce?

A costo di ripetermi, come anche riportato in un recente comunicato del Consorzio Tiberina, un tema veramente urgente cui, a mio avviso, bisognerebbe porre mano nell’ambito delle competenze strette di Roma Capitale (che non sono vastissime sul Tevere) trova riscontro in una recente sentenza della Corte di Cassazione. Essa in pratica afferma la necessità del permesso di costruire per tutte le strutture galleggianti ormeggiate sul fiume (indipendentemente dal loro utilizzo) e mette in piena evidenza l’assenza di un Piano Attuativo che dovrebbe discendere dall’Ambito di Programmazione Strategica Tevere del Piano Regolatore Generale del 2008. Vi è un “limbo amministrativo” che si trascina ormai da lunghissimo tempo: anche se non è una Periferia abusiva, in questo senso il Tevere si trova nella stessa situazione di un territorio coperto da manufatti privi di ogni titolo abilitativo. Altro e parallelo è il tema prioritario e ineludibile della sicurezza dei galleggianti, cui Regione Lazio e Capitaneria di Porto di Roma Fiumicino stanno mettendo mano dopo anni di incuria e molti pericolosi affondamenti. Avviare nel contempo un “Piano di Recupero” dell’esistente e normare il futuro sarebbe un enorme successo, realizzabile anche in pochissimo tempo dall’eventuale Ufficio Tevere. Vi è una Mozione del Giugno 2014 votata all’unanimità dell’Assemblea Capitolina, assai chiara in merito, sulle sponde e sugli specchi d’acqua, cui la Giunta Marino non diede però alcun seguito.

Ad oggi, nonostante quanto anche previsto dal Piano Stralcio 5 dell’Autorità di bacino del fiume Tevere, che ha affrontato diverse questioni in maniera organica, il fiume a Roma è un vero far west, con pontili che sorgono dal nulla, galleggianti trasformati in malo modo senza autorizzazione alcuna, fino addirittura a parcheggio selvaggio sulle banchine! Le sponde sono mal messe, non c’è un progetto organico di recupero e valorizzazione, anche se a breve dovrebbe partire un appalto di manutenzione triennale ad opera della Regione Lazio. Quanto alla Regione stessa, aggiungerei che, nel rilascio delle Concessioni per l’utilizzo delle sponde, andrebbero a mio avviso privilegiati gli aspetti di inclusione sociale e apertura alla fruizione il più possibile allargata, ad evitare che i Lungoteveri assumano in alcuni tratti, alla lunga, le fattezze che aveva una volta il Litorale di Ostia.

Esistono grandissimi spazi d’azione a Roma, anche nell’area cui è dedicato il Piano Stralcio 1 dell’Autorità di bacino, lungo una parte del corso del Tevere nella Capitale soggetto a variazioni di livello molto minori che all’interno del tratto urbano, vero e proprio “parco fluviale” dal punto di vista paesaggistico (al di là degli inquadramenti formali o amministrativi), dove poter sviluppare nuovi poli di fruizione sostenibile e sport all’aria aperta.

E’ antinomico che, come diceva, le competenze di Roma Capitale sul Tevere non sono vastissime e che al contempo si pensa a un Ufficio ad hoc?

Direi di no. Anche se l’Amministrazione Capitolina non può coordinare istituzionalmente l’attività di Soggetti sovraordinati e indipendenti, fatto sta che può coordinare un impulso all’azione, per così dire. Non escluderei che si possa arrivare a una Conferenza di Servizi permanente, passando attraverso una o più Ordinanze della Sindaca. L’Ordinanza ha elementi di straordinarietà ed effetti limitati nel tempo, anche per costituire un Ufficio, come quello per il recente Giubileo: è da capire se l’attuale far west cui mi riferivo, aggiunto alla recente sentenza della Corte di Cassazione, siano gli elementi in testa della Giunta Capitolina per dare un’improvvisa accelerazione. Fra l’altro, la mancata attuazione del Piano di Recupero potrebbe dar luogo a diffide e possibile nomina di un Commissario straordinario che vi provveda: già vi sono rumors di possibili azioni legali ……

Inoltre, quanto al termine coordinamento, Roma Capitale può effettuare un’azione interna per giungere a obiettivi concreti in termini interdisciplinari e intersettoriali. Con l’Autorità di bacino del fiume Tevere, per esempio, avevamo iniziato la progettazione di uno “Sportello Unico Fluviale” nell’ambito dell’avvio di un Contratto di Fiume sul Paglia, modello che potrebbe essere mutuato e costruito anche a Roma.

Un quesito personale: perché si è così appassionato al Tevere e alla regione Tiberina?

Senza parlare di me stesso, direi che i motivi sono essenzialmente quattro: lo sport (praticandovi canottaggio), il turismo culturale in tutta le regione Tiberina e a Roma (la cui storia è stata fortemente influenzata dal Tevere, fin dalla nascita), l’insegnamento universitario in “Energetica ambientale e sostenibilità”, l’applicazione di tutti i miei studi in differenti aree.

A proposito di canottaggio, il Tevere a Roma è spesso associato a questo sport e al suo mondo

E’ vero, è il volto per certi versi più attivo, anche se non è certo l’unico. Prima mi riferivo a un “Tevere inclusivo”, e ciò potrebbe sembrare in contrasto con l’ottica dei Circoli. Ma diciamo che questi non sono in numero tale da monopolizzare l’accesso al Tevere, anche se in alcune zone, soprattutto in sponda sinistra a Roma Nord, si è creato un certo qual “sbarramento”, per così dire. Il canottaggio è comunque uno sport costoso, per cui è meritevole che molti Circoli tengano in vita, a proprie spese, dei folti vivai.

Devo anche dire che dal Circolo Canottieri Aniene è recentemente partito un esempio di verifica di sicurezza del proprio galleggiante, tecnicamente e metodologicamente avanzatissima, che può costituire un modello al fine di evitare nuovi affondamenti e incidenti: visto che siamo su una rivista on-line molto letta da Tecnici, basti dire che sono stati effettuati calcoli agli elementi finiti per la verifica di stabilità della struttura, secondo modelli di calcolo utilizzati anche per applicare le norme vigenti su altri fiumi nel mondo, integrando gli stessi con quanto previsto dal Piano Stralcio 5 dell’Autorità di bacino e quant’altro applicabile allo stato dell’arte in Italia.

In un Tevere che per lunghi tratti è malandato, o addirittura è trasformato in discarica abusiva, garantire presidio e manutenzione è senz’altro positivo.

Nel 2014 avete lanciato il Contratto di Fiume del Tevere nell’area urbana di Roma. Com’è la situazione?

Non vorrei ripetere i contenuti di altra intervista in uscita in questi giorni. L’idea nacque quasi per caso in un incontro del luglio 2014. Mi piacerebbe poteste copiare e incollare, in calce all’intervista, l’abstract, tuttora attualissimo. Quanto a suggerimenti cui mi riferivo in precedenza …… detto abstract è stato un po’ copiato nel Pro-Memoria per la Giunta Capitolina Prot. R.C. 4187/2015 del 17 febbraio 2015 …….
Vi ringrazio molto.

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